Caso Report: quando il servizio pubblico interferisce con la libertà di stampa

Si riaccende il dibattito sulla libertà di stampa in Italia con il caso che coinvolge Rai e Report, programma d’inchiesta diretto dal giornalista Sigfrido Ranucci.

Dopo l’avvio delle indagini riguardanti l’attentato subito da Ranucci, la Rai ha annunciato la sospensione delle repliche estive di Report.
Ora, con la concretizzazione di verifiche interne al programma da parte della Rai, politici ed esperti si dividono: chi si schiera con la Rai e la necessità di tutelare la propria immagine e quella del giornalismo del servizio pubblico; e chi denuncia un attacco al cuore della libertà di stampa, all’imparzialità e all’indipendenza.

Sospese le repliche di Report, Fnsi e Odg si allarmano: “Un atto gravissimo”

Proseguono le indagini sull’attentato ai danni del giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, che vedono come presunto mandante Valter Lavitola, imprenditore ed ex editore.

Nel frattempo, la Rai ha annunciato una sospensione cautelativa” delle repliche estive del programma.

In attesa che si faccia piena chiarezza sulla delicata e complessa vicenda che vede coinvolto il conduttore Sigfrido Ranucci, la Direzione Approfondimento della Rai, ha ritenuto opportuno sospendere cautelativamente la messa in onda delle repliche estive della trasmissione televisiva Report, a tutela di un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico”.

Il programma, stando al comunicato, “tornerà in onda a partire dal prossimo mese di novembre.”

L’annuncio della Rai ha subito destato preoccupazione per quanto riguarda la libertà di stampa e l’indipendenza del giornalismo d’inchiesta.
Il Presidente della Federazione della Stampa Italiana (Fnsi) Vittorio di Trapani, ha definito la sospensione delle repliche di Report un atto gravissimo, mentre il presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli ha parlato di “scelta incomprensibile e sbagliata“. 

Schierato con Report anche l’Usigrai, sindacato dei giornalisti Rai, che ha sottolineato:

“Non mandare in replica puntate i cui contenuti hanno già avuto ogni controllo editoriale, con la scusa degli sviluppi sull’inchiesta della bomba a Ranucci, è solo un modo per togliere dagli schermi il programma che più di altri ‘infastidisce‘ con le sue inchieste”.

Ma i dubbi sulle legittimità della decisione di sospendere le repliche di Report sono emersi anche dallo stesso viale Mazzini.

I consiglieri del Cda della Rai, Alessandro di Majo, Davide di Pietro e Roberto Natale, hanno parlato di “punizione che vuole soddisfare le richieste giunte a gran voce da una parte politica”.

Così anche il Cdr Approfondimento che, nonostante abbia dichiarato di aver ricevuto “rassicurazioni” da parte del direttore Corsini, ha commentato:

“Il Cdr continua a esprimere contrarietà sull’iniziativa di sospendere le repliche estive. Il messaggio che giunge all’opinione pubblica è infatti ambiguo” e “getta un’ombra su Sigfrido Ranucci, che ricordiamo essere parte lesa di questa vicenda”.

Difatti, come ha spiegato il Cdr, “non è in discussione nessuna delle puntate e delle inchieste svolte”. Non è quindi chiaro “chi dovrebbe essere il beneficiario di tale tutela”.

Rai annuncia verifiche interne su Report: è caccia alle fonti?

Anche Fratelli d’Italia è intervenuta sulla vicenda annunciando, lo scorso 11 luglio, l’intenzione di presentare un esposto in Procura, per il momento non ancora formalizzato.
Gli esponenti del partito parlano della necessità verificare presunte influenze del faccendiere pregiudicato sugli argomenti trattati dal programma, facendo riferimento in particolare a un’inchiesta sull’eolico.
Ranucci ha subito smentito le accuse, ma gli scontri e le polemiche sono proseguite.

Di conseguenza, il ministro per le Imprese, Adolfo Urso, ha inviato una lettera alla Rai e alle Camere chiedendo “azioni per rendere impermeabili i programmi d’inchiesta da interferenze esterne”.

L’approfondimento, affidato alla Commissione per il Codice etico, prevede una verifica sulle modalità di lavoro della redazione di Report, a partire dal principio di imparzialità ed indipendenza, a quello di accuratezza nello svolgimento delle inchieste, di verifica rigorosa delle fonti e di gestione corretta delle stesse.
In particolare, saranno approfonditi i rapporti intercorsi tra la redazione, il conduttore e le persone entrate nell’inchiesta giudiziaria.
Non si tratta, al momento, di un audit, né di un procedimento disciplinare.

Il rischio, come ha dichiarato di Trapani, è che le verifiche diventino una “caccia” alle fonti di Report.

Vale la pena ribadire ancora una volta un principio di base della democrazia e della libertà di stampa: il giornalismo investigativo si valuta sulla veridicità delle notizie pubblicate. Quindi se Report ha diffuso notizie false, si dica quali sono e chi si sente diffamato si rivolga alle sedi competenti.
Altrimenti, è solo una impropria caccia a svelare le fonti di Report, con l’obiettivo di depotenziare il programma e sostituire Sigfrido Ranucci
”.

Da parte sua, Ranucci si è dettotranquillissimo, richiamando al rispetto per il lavoro della redazione di Report.

Report ha già passato vari audit anche su come venivano trattate le fonti, vedi i casi Autogrill e Tosi. Vagliati anche precedentemente dai tribunali di tutta Italia.
Report è la trasmissione più premiata della storia: merita rispetto, perché dietro c’è un lavoro pazzesco di squadra, il rigore, la fatica e rischi per l’incolumità
”.

Inoltre, il giornalista ha criticato con forza la decisione dell’azienda, accusando pressioni politiche e attacchi alla libertà di stampa.

La Rai ha avviato, dopo la richiesta dei giorni scorsi da parte del ministro Urso, verifiche sulle fonti e sulla correttezza delle nostre inchieste. Lo fa per tutelare la sua immagine, ma la mia, che in parte è anche Rai, l’ha mai tutelata? 
È paradossale che la richiesta di Urso sia nata da informazioni false riportate da alcuni giornali”.

Ha criticato, infine, il panorama mediatico italiano.
Negli ultimi giorni, diversi giornali hanno diffuso quelle che i legali di Ranucci hanno definito “congetture ed insinuazioni”, che hanno spinto il giornalista a sporgere querela per diffamazione pluriaggravata.

“La narrazione di alcuni giornali sul sottoscritto, su Report, e sulla sua storia è vergognosa, e tende a colpire uno degli ultimi baluardi dell’informazione libera rimasta nel Paese”.

“Non vedevano l’ora, difenderemo Report”: la redazione contro la Rai

La redazione di Report ha reagito alla sospensione delle repliche con un duro comunicato nel quale parla del timore di una cancellazione del programma.

“Riteniamo che questa decisione sia lesiva del nostro lavoro e del nostro impegno e temiamo che possa preludere a una nostra cancellazionein vista della prossima stagione”

Attacca poi le decisioni della Rai, che sarebbero arrivate alla fine di un crescendo di pressioni.

“Questa decisione è l’estrema conseguenza di una pressione costante subìta in questi anni. Quindi verrebbe da dire: non vedevano l’ora.
Questa censura senza precedenti avviene ancor prima che le indagini della magistratura abbiano definitivamente chiarito che cosa e chi sta dietro l’attentato a Sigfrido Ranucci”.

Infine, i giornalisti annunciano di essere pronti a proteggere Report e ciò che rappresenta per il giornalismo d’inchiesta italiano:

 “Difenderemo Report, centimetro dopo centimetro”.

Giulia Calvani.

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