La Ragion di Stato contro il Whistleblowing: il caso di David McBride

La vicenda di David McBride rappresenta un caso emblematico nella discussione sul whistleblowing, ossia il coraggio di denunciare crimini o comportamenti illeciti all’interno di strutture di potere, e la ragion di Stato che tende a proteggere tale potere a scapito della giustizia e dei diritti umani.

McBride, ex capitano dell’Esercito britannico e avvocato militare dell’Esercito australiano, è diventato noto per aver rivelato crimini di guerra commessi dalle forze speciali australiane in Afghanistan. Nato nel Regno Unito, McBride emigrò in Australia da giovane e si arruolò nell’esercito, dove prestò servizio in vari conflitti, incluso quello in Afghanistan. Durante il suo servizio, McBride divenne sempre più consapevole di comportamenti illeciti da parte delle forze armate australiane, tra cui esecuzioni sommarie di prigionieri afghani e altre violenze contro i civili.

Nel 2016, McBride decise di agire come informatore e di portare alla luce questi crimini, fornendo prove a giornalisti e attivisti per i diritti umani. Le sue informazioni si rivelarono cruciali per le inchieste giornalistiche che hanno poi svelato un vasto numero di violazioni dei diritti umani commesse dalle forze australiane durante il conflitto in Afghanistan.

Tuttavia, invece di essere accolto come un eroe, McBride fu accusato di violare le leggi sulla sicurezza nazionale, in quanto la divulgazione di informazioni riservate è un crimine in Australia.
Questo paradosso – dove la vera ingiustizia, ovvero le atrocità commesse dai soldati, veniva ignorata, mentre il “reato” diventava il suo coraggio nel denunciare – ha sollevato interrogativi più ampi.

Il caso ricorda quello di altri informatori, come Chelsea Manning, dove le leggi proteggono le istituzioni e non le vittime dei crimini commessi sotto il loro controllo.

Nel 2018, McBride fu arrestato con l’accusa di spionaggio e violazione delle leggi sulla sicurezza nazionale, un’accusa che, secondo molti, serviva principalmente a mettere a tacere la sua denuncia e a proteggere l’immagine e la credibilità delle forze armate australiane.

Le sue rivelazioni hanno suscitato un ampio dibattito in Australia e a livello internazionale, mettendo in luce le contraddizioni etiche e legali che circondano il whistleblowing, in particolare in contesti militari. McBride stesso ha affermato che la sua decisione di parlare era dettata dalla convinzione che fosse necessario fare luce sulla verità, indipendentemente dalle gravi conseguenze legali e personali che ne sarebbero seguite.

Il caso di McBride è diventato un simbolo della difficile lotta per la giustizia e la trasparenza nelle operazioni militari, ponendo interrogativi sul trattamento degli informatori e sulle pratiche interne delle forze armate. Ha anche alimentato la discussione su quanto sia difficile portare alla luce la verità quando le strutture di potere sono disposte a tutto pur di mantenere il proprio controllo, anche a costo di reprimere coloro che tentano di esporre gli abusi.


La vicenda di David McBride solleva importanti interrogativi non solo sul trattamento degli informatori, ma anche sul ruolo cruciale che questi svolgono in una democrazia.
I whistleblowers, come McBride, hanno una funzione fondamentale nel denunciare irregolarità e abusi da parte dei governi, delle istituzioni e delle aziende. Se non protetti potrebbero essere indotti al silenzio, con il rischio che le irregolarità rimangano nascoste e i crimini non vengano mai rivelati.

Le ong hanno espresso preoccupazione per il fatto che la punizione di chi denuncia abusi potrebbe paralizzare il sistema e impedire a futuri informatori di alzare la voce. Il Human Rights Law Centre ha sottolineato che la persecuzione dei whistleblower potrebbe danneggiare la democrazia stessa, rendendo più difficile per i cittadini avere accesso alla verità (fonte https://www.hrlc.org.au/news/2024-05-14-mcbride-prosecuted/ )
Kieran Pender, direttore legale facente funzioni dell’Human Rights Law Centre, ha affermato:

“Questo è un giorno buio per la democrazia australiana. L’incarcerazione di un informatore avrà un grave effetto paralizzante su chi potrebbe dire la verità. La nostra democrazia soffre quando le persone non possono denunciare potenziali illeciti. Non c’è alcun interesse pubblico a perseguire penalmente i whistleblower”.

In una dichiarazione particolarmente significativa, Rawan Arraf, direttore esecutivo dell’Australian Centre for International Justice, ha commentato che la situazione è una vera e propria “farsa”. Secondo Arraf:

“È una farsa che la prima persona incarcerata in relazione ai crimini di guerra commessi dall’Australia in Afghanistan non sia un criminale di guerra, ma un informatore, ovvero la persona che ha fatto trapelare documenti all’ABC, consentendo un importante giornalismo di interesse pubblico. Il caso ha minato significativamente l’impegno dell’Australia nell’attuazione delle conclusioni dell’inchiesta Brereton”.

La libertà di stampa e la protezione delle fonti sono essenziali per la democrazia, come ha sottolineato Peter Greste, direttore esecutivo dell’Alliance for Journalists’ Freedom:

“La libertà di stampa si basa sulla protezione dei giornalisti e delle loro fonti. L’Australia è recentemente scesa al 39° posto nella classifica mondiale della libertà di stampa, e sono casi come questo a minare la libertà di stampa nel nostro Paese. Essendo stato ingiustamente incarcerato in Egitto per il mio giornalismo, sono indignato per la condanna di David McBride in questo triste giorno per l’Australia”.

Anche l’ex senatore australiano Rex Patrick ha criticato il trattamento di McBride, ritenendo che il governo attuale abbia fallito nel proteggere i whistleblower, pur avendo il potere di fermare questa ingiustizia:

“Il governo Albanese ha fallito nel suo impegno a proteggere i whistleblower. Questa azione penale è iniziata sotto il governo di coalizione, ma è proseguita sotto questo. Mark Dreyfus dovrebbe vergognarsi: un whistleblower andrà in prigione sotto la sua supervisione, quando avrebbe avuto il potere di fermare questa ingiustizia”.

Inoltre, Clancy Moore, direttore esecutivo di Transparency International Australia, ha sottolineato che le recenti azioni legali contro i whistleblower mettono in evidenza le significative carenze nel sistema di protezione degli informatori in Australia, esortando il governo ad adottare riforme legislative adeguate:

“I whistleblower rendono l’Australia un posto migliore. Tuttavia, i recenti procedimenti giudiziari contro i whistleblower in Australia hanno evidenziato significative carenze nel nostro sistema di protezione dei whistleblower. Spetta al governo albanese agire ora con una riforma legislativa completa e l’istituzione di un’autorità per la protezione dei whistleblower, per garantire che nessun altro whistleblower venga perseguito”.

Infine, il professor AJ Brown AM, della Griffith University, ha evidenziato le inefficienze nelle leggi federali sul whistleblowing, sottolineando come David McBride non abbia mai avuto un processo giusto, poiché il suo caso è stato gestito in modo inadeguato dal governo:

“Questo risultato conferma quanto siano inefficaci e mal applicate le nostre leggi federali sul whistleblowing. Nonostante l’illusione di giustizia, David McBride non ha mai avuto una giornata di equo processo in tribunale, perché le sue rivelazioni interne sulla cattiva gestione politica della campagna afghana non sono mai state gestite correttamente, e il governo federale gli ha poi impedito di sollevare la questione in tribunale, a sua difesa. È necessaria una riforma per garantire che questo tipo di disastrosa farsa non si ripeta mai più”.

Anche Jeff Morris OAM, un informatore del settore bancario, ha dichiarato che le leggi nazionali sui whistleblower sono inefficaci, impedendo la protezione di chi rischia tutto per rivelare crimini e ingiustizie:

“Le leggi nazionali sui whistleblower sono un pantano legale e non riescono a proteggere le persone che rischiano tutto per rivelare la verità sui reati commessi. Invece di incoraggiare una coraggiosa risposta alla verità, il nostro Paese imprigiona chi la dice. È una farsa.”


In sintesi, il caso di David McBride non è solo una questione legale, ma una riflessione sul ruolo che i whistleblower svolgono in una democrazia sana. La protezione degli informatori è cruciale per la trasparenza e la responsabilità, e il trattamento ingiusto di McBride solleva preoccupazioni riguardo al futuro della libertà di espressione e alla protezione dei diritti fondamentali in Australia. La sua storia evidenzia quanto sia importante riformare il sistema per garantire che nessun altro venga perseguito per aver cercato di fare la cosa giusta.

Free Assange Italia


Firma la lettera aperta al procuratore generale, l’On. Michelle Rowland

https://informationrights.org/take-action/free-david-mcbride

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